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Intervista a Jan St. Werner (Mouse on Mars)

Incontro con Jan St. Werner dei Mouse on Mars al Pirelli HangarBicocca durante la due giorni del “Summer Whispers", 7 luglio 2017. Intervista di Marco Petricca. Editing Navid Memari. Prodotto da www.bedandart.it

Mouse On Mars (Jan St. Werner da Dusseldorf e Andi Toma da Colonia), hanno esordito nel 1994. La loro musica rientra nel genere elettronico, con un massiccio utilizzo di campionatori e sintetizzatori, e con una ispirazione alle musiche di Kraftwerk, Faust, Can e Neu!. Ecco cosa ci ha raccontato Jan, a Milano, sul progetto "Infinite Greyscale" e su Documenta

- Infinite Greyscale è una splendida etichetta discografica rivolta ad artisti, o meglio artisti visivi, gestita da Paul McDevitt e Cornelius Quabeck, che produce dischi in formato 10 pollici contenenti da un lato un'immagine serigrafica e dall'altro una traccia singola.
- Per Infinite Greyscale ho realizzato un disco come solista mentre con Mouse on Mars uno dal titolo "Lichter". Mi è stato chiesto di rappresentare Infinite Greyscale in una serata dedicata a diverse etichette discografiche che si svolgeva a Wedding, una zona di Berlino. Lo spazio era quasi circolare, perciò ho voluto provare un brano che avesse vari altoparlanti dai quali venivano fuori suoni diversi, in modo da creare una composizione multi-canale con casse distinte. Ho poi editato anche diversi suoni armonici e il risultato fu una composizione pensata per quello spazio, alla quale ho dato il titolo "Glottal Wolpertinger". Paul McDevitt ha poi realizzato un meraviglioso disegno ispirandosi al brano.
- Ho iniziato a parlare con Documenta di un progetto da realizzare con loro, avevamo tante idee e il curatore di Documenta era molto interessato all'allestimento spaziale, il suono funzionava benissimo all'interno della stanza in cui veniva collocato, agendo in modo diverso in base alla composizione e all'organizzazione della stanza in cui si situava. Ho parlato al curatore dell'opera, venne a Berlino e ne discutemmo, poi sentì una registrazione del brano e disse "e questo cos'è"? Io gli risposi che si trattava di feedback e delle armoniche generate dai feedback e che insieme componevano il brano che avevo creato, e lui mi chiese se volevo proporlo per Documenta.
- Non credo che esista una musica politica di per se. La musica non possiede quella qualità politica diretta, ma può essere una fortissima alternativa ad un dibattito e una discussione politica. Sono convinto che l'idea di anarchia si avvicini molto alla musica e che l'arte, anzi questo è quello che spero di ottenere dall'arte e dalla musica in particolare, sia una reale alternativa a ciò che riguarda il nostro modo di pensare all'ambiente, alle questioni sociali e al modo in cui gli esseri umani interagiscono con se stessi e con gli altri su questa terra.
- Si, in un certo modo credo che questo pezzo sia politico perché è assurdo, è resistente e va per la sua strada, non segue le regole tradizionali. È una sorta di brano anarchico, ma è anche delicato, non è offensivo... Però è anche un brano non concepito per reagire al concetto di Documenta.
Credo che l'idea di Documenta sia molto forte. Credo che sia davvero molto buona e che questa edizione sia molto ben curata, ma il mio messaggio suona sempre un po' controcorrente, come se venisse da un mondo parallelo, per così dire. Tutti impariamo l'uno dall'altro. Dai testi, dai movimenti del corpo, dalla danza. Sì, perché no, anche dal modo di preparare il cibo (Traduzione a cura di Pamela Testa).



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