Al Negozio Olivetti di Venezia le sculture di Leandro Erlich: le voci dei protagonisti
Hybrids di Leandro Erlich arriva al Negozio Olivetti di Venezia come Evento Collaterale della Biennale Arte 2026, con circa venti sculture dedicate al rapporto tra natura, architettura e metamorfosi
di Redazione
In occasione della 61ma Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia, il Negozio Olivetti di Piazza San Marco ospita Hybrids, mostra personale di Leandro Erlich a cura di Marcello Dantas. Promossa da Associazione Arte Continua in collaborazione con il FAI – Fondo per l’Ambiente Italiano ETS e con il supporto di Galleria Continua, l’esposizione rimarrà aperta fino al 22 novembre 2026 nello storico spazio progettato da Carlo Scarpa, affidato da Generali Italia al FAI.
Il progetto riunisce circa venti sculture, alcune delle quali inedite, che proseguono la ricerca dell’artista argentino sulla percezione e sulla trasformazione della realtà. Se le sue opere più celebri hanno spesso giocato con illusioni ottiche e paradossi spaziali, Hybrids sposta l’attenzione verso la metamorfosi delle forme naturali, dando vita a organismi impossibili ma sorprendentemente plausibili. Farfalle con ali che diventano orecchie, cervelli trasformati in lumache, cavoli che assumono la forma di edifici, coralli che ricordano skyline metropolitani e alberi che terminano in piedi umani suggeriscono un universo in cui natura, architettura e corpo si contaminano continuamente.
Il percorso prende forma attraverso opere realizzate in materiali diversi, dal bronzo al marmo di Carrara, dalla ceramica al vetro, fino alla resina e al tessile. Tra i lavori esposti figurano Papillon (2021), in cui la farfalla diventa metafora della comunicazione; Caracol – The Pace of Evolution (2021), dove un cervello si trasforma in una lumaca evocando il tempo lento dell’evoluzione; Chou (2023), che fonde vegetale e architettura; White Coral (2025) e Concrete Coral (2025), dedicate alle analogie tra la crescita dei coralli e lo sviluppo delle città; Pies Tronco (2021), che unisce tronco e anatomia umana; Pixel Tree (2026), dove l’albero si dissolve in unità digitali; e Draft – Bozza (2026), riflessione sul processo creativo come fase di continua trasformazione.
Accanto alle sculture trovano spazio anche opere come The Cloud – Bell (2024), Maison Fond (2022), Pulled by the Roots (2015), La Carte (2026), il grande lavoro tessile Soprattutto (2020) e una selezione di fotografie che ampliano l’indagine dell’artista sui rapporti tra spazio, percezione e costruzione della realtà.
La mostra si inserisce nel programma Arte all’Arte per le Città del Futuro, ideato da Mario Cristiani e promosso da Associazione Arte Continua, un progetto che intende rafforzare il dialogo tra arte contemporanea, architettura e spazio pubblico. In questa prospettiva, le sculture di Erlich diventano strumenti per interrogare il modo in cui l’immaginario artistico può incidere sulla percezione dei luoghi e contribuire a ripensare il rapporto tra ambiente costruito e natura.
La scelta del Negozio Olivetti rafforza ulteriormente questo dialogo. Considerato uno dei capolavori dell’architettura di Carlo Scarpa, lo spazio progettato nel 1958 rappresenta una delle espressioni più compiute della visione di Adriano Olivetti, per il quale impresa, cultura, design e responsabilità sociale costituivano un unico progetto. Il Negozio Olivetti nasceva infatti come uno dei primi concept store della modernità, luogo in cui tecnologia, architettura e arte concorrevano a trasmettere un’idea precisa di società. Oggi, con la gestione del FAI, quella vocazione continua attraverso iniziative espositive che mettono in relazione il patrimonio storico con la ricerca artistica contemporanea.
Con Hybrids, Erlich propone così una riflessione sulla capacità dell’arte di immaginare nuove forme di relazione tra esseri viventi, materia e paesaggio. Gli organismi ibridi che popolano la mostra non rappresentano semplici esercizi di fantasia, ma immagini che suggeriscono una visione del mondo fondata sulla continua trasformazione, in cui le categorie tradizionali tra naturale e artificiale, biologico e culturale, umano e non umano si rivelano sempre più porose.
Altri video
La Gravità del Superfluo: il documentario sull’arte ironica di Daniele Sigalot sbarca su Rai 5
Tra commedia nera e body horror: il mondo inquietante di AJ Jefferies
Una scultura che respira con il paesaggio: Emiliano Ponzi inaugura Breath a Peccioli