Ferita: la land art di The Krank attraversa il paesaggio di Erimitis, a Corfù
Ferita è l'installazione di The Krank che attraversa Erimitis con una lunga incisione rossa e suture nere, riportando l’attenzione sul futuro dell’area costiera di Corfù
di Redazione
Una ferita rossa lunga 50 metri attraversa il terreno, sanata da grandi punti di sutura neri. È Ferita, l’installazione temporanea realizzata dall’artista The Krank a Erimitis, uno degli ultimi grandi ecosistemi costieri non edificati della parte nord-orientale di Corfù.
Presentata il 26 e 27 settembre 2026 e co-organizzata da Erimitis Plus / Save Erimitis con il sostegno della Ionian Environment Foundation, l’opera trasforma simbolicamente il paesaggio in un corpo ferito. L’intervento, realizzato in tessuto e sviluppato su una superficie di 7 × 50 metri, è stato collocato in un’area già attraversata dai bulldozer durante i lavori legati a un precedente progetto di sviluppo immobiliare.
Il riferimento è quindi insieme simbolico e concreto. Dal 2012 Erimitis è al centro di un lungo confronto sul futuro dell’area, dopo l’avvio di un progetto che prevedeva un hotel a cinque stelle, ville e un porto turistico. I lavori iniziarono nel 2021 ma il piano originario non venne successivamente portato avanti, dopo anni di mobilitazioni e controversie.
In Ferita, le suture diventano anche un gesto collettivo: alla loro realizzazione e installazione hanno partecipato membri della comunità locale e dell’iniziativa Save Erimitis. Il cucire non cancella il trauma, ma suggerisce la possibilità di una cura e di una rigenerazione.
«Oggi mi è impossibile immaginare qui una forma di “sviluppo” che non coincida con la sua conservazione così com’è», ha spiegato The Krank dopo aver lavorato per diversi giorni nell’area.
L’installazione è rimasta visibile per soli due giorni ed è stata poi completamente rimossa, conservando integri tutti i materiali, che saranno riutilizzati in future opere. Il video documenta l’intervento e il suo rapporto con il paesaggio di Erimitis, riportando al centro una domanda ancora aperta: una terra già segnata dall’intervento umano potrà essere lasciata guarire?
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