Cosa ci accadrebbe se la luce impiegasse sette anni per attraversare i nostri occhi e tradursi in immagini? È da questa ipotesi paradossale e un po’ fantascientifica – alla Philip K. Dick – che nasce Slow Light, poetico cortometraggio dello studio di animazione di Varsavia Kijek/Adamski. Il protagonista è un uomo che percepisce solo immagini dal passato: ciò che vede in questo momento è accaduto esattamente sette anni prima e questa latenza ottica riporta la sua esperienza del presente in un dialogo costante con la memoria.
Realizzato con scenografie in miniatura, ritagli di carta e colori dipinti a mano, il film è prodotto da Animoon e COLA Animation. La delicatezza della tecnica artigianale si intreccia con un racconto dalle implicazioni profonde: se il vedere fosse sempre in ritardo, come cambierebbe la nostra percezione di quello che consideriamo reale? Tra filosofia e fisica, Slow Light ci invita a riflettere su come il tempo sia una costruzione mentale della nostra immaginazione ma anche una sensazione ineludibilmente ancorata alla nostra esperienza.
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