27 marzo 2026

Una scultura di dati: l’installazione di Janet Echelman al MIT raccontata in un video

Un video racconta il processo dietro Remembering the Future, l'installazione di Janet Echelman al MIT Museum: un'opera che traduce dati climatici in forma

di Redazione

Una scultura di dati: l'installazione di Janet Echelman al MIT raccontata in un video

Un intreccio sospeso che traduce dati climatici in forma sensibile e spazio percorribile: Remembering the Future di Janet Echelman, installazione presentata al MIT Museum di Cambridge e visibile fino al 2027, si configura come un ambiente immersivo in cui arte, scienza e ingegneria convergono in una narrazione visiva del tempo. L’opera occupa l’atrio centrale del museo, imponendosi allo sguardo con una struttura leggera e al tempo stesso complessa, costruita attraverso fibre intrecciate, annodate e giuntate a mano, tese in una geometria tridimensionale che si espande sopra lo spazio architettonico.

Realizzata durante la residenza dell’artista al MIT Center for Art, Science and Technology (CAST), l’installazione rappresenta l’esito di un processo di ricerca durato tre anni, sviluppato in collaborazione con l’architetta e docente Caitlin Mueller e con un team interdisciplinare che ha coinvolto anche l’ingegneria delle strutture e le scienze del clima. Il progetto nasce da una domanda tecnica e insieme formale: come progettare strutture flessibili e tensionate con la stessa precisione operativa riservata ai materiali rigidi.

Il video che accompagna l’installazione restituisce proprio questa dimensione processuale, mostrando il passaggio da un metodo basato su traduzioni successive tra artista e ingegnere a un sistema di progettazione in tempo reale. Grazie allo sviluppo di un nuovo strumento digitale, Echelman ha potuto intervenire direttamente sulle forze e sulle geometrie della struttura, osservando come ogni variazione si propaghi all’intero sistema. Ne deriva una forma più complessa e articolata, capace di integrare torsioni e tensioni prima difficilmente controllabili.

Se la dimensione tecnologica è centrale, altrettanto lo è il rapporto con i dati climatici. La struttura dell’opera si basa infatti su una traduzione spaziale di informazioni che coprono un arco temporale esteso: dall’ultima era glaciale fino a scenari futuri modellati attraverso il simulatore En-ROADS, sviluppato dal MIT. In collaborazione con il climatologo Raffaele Ferrari e il MIT Lorenz Center, l’artista ha trasformato serie di dati su temperatura e atmosfera in curve stratificate che attraversano lo spazio. Il presente si configura come una linea in tensione, sospesa tra traiettorie divergenti.

L’installazione costruisce un ambiente in cui il dato si fa esperienza: la luce naturale attraversa la rete durante il giorno, mentre di notte un sistema di illuminazione programmata attiva variazioni cromatiche che si riflettono sulle superfici circostanti. Il risultato è una percezione instabile, che cambia con il movimento del visitatore e con il tempo di osservazione. A questa dimensione si aggiunge un livello interattivo, sviluppato attraverso un “digital twin” dell’opera. Un dispositivo digitale consente ai visitatori di modificare virtualmente la struttura, comprendendo le logiche di equilibrio e le forze in gioco nelle architetture leggere. Anche in questo caso, il progetto si colloca in una zona di intersezione tra divulgazione scientifica e costruzione estetica.

Il titolo, Remembering the Future, riprende una riflessione attribuita a Søren Kierkegaard e introduce una tensione temporale che attraversa l’intero lavoro: ricordare ciò che non è ancora accaduto, confrontarsi con possibilità che restano aperte o irrealizzate. Nel video, Echelman insiste su questo aspetto, sottolineando come l’opera non intenda offrire risposte ma piuttosto rendere percepibile la molteplicità dei futuri possibili.

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