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report / GIUSEPPE STAMPONE, THE RULES OF THE GAME – Prometeo Gallery, Milano

[Prometeo Gallery, Milano] Ruota intorno al rapporto tra fiction e realtà sociale il lavoro di Giuseppe Stampone. Un lavoro che, provando a rivelare il lato oscuro della società civile dietro il 'keep smiling' di matrice americana e provando a denunciare le forme di sovranità e di controllo nascoste dietro l'attuale democrazia, intende inficiare le sicurezze psicologiche collettive, i ruoli sociali perseguiti, l'efficacia dei dispositivi di cui ci serviamo.
Per questa personale milanese l'artista trasforma la galleria in una sala da gioco. Il soggetto dunque è il gioco d'azzardo: slot machines, chemin de fer e altri ordigni ludici sono presenti per mettere alla prova uno o più giocatori, per invitarli a sfidare la sorte. Il gioco, forma di dipendenza patologica, diventa meccanismo di sfruttamento dell'idea di fortuna, ultimo sogno possibile delle democrazie del tardo capitalismo. Ce ne parla Stampone…

Vincenzo di Bologna , 03/03/2010
A titolo:
intestazione e sviluppo.
A volte mi compiaccio di andare per mostre perhè frequentandole sento che certe cose, in realtà implicite e invisibili, possono balzarmi alla mente in modo più forte delle cose del reale stesso, dando il via ai miei pensieri.
Non conoscevo Stampone e quando ne ho visto il lavoro ad Artefiera l'ho tenuto in sospensione di giudizio, ma poi, anche grazie a chi mi ha dato modo di conoscerlo, ho cominciato a riflettere sul suo lavoro. Da questa mostra ho preso una lezione narrativa, una conferma culturale che, in maniera del tutto psicoanalitica, mi ha riconciliato col pensiero speculativo. Le parole e le cose, le immagini e la rappresentazione sono del tutto indipendenti le une dalle altre, citazione forse di un Magritte trasepocale, richiamato anche graficamente. Se quella non era una pipa questo, ache se potrebbe sembrarlo, non è un gioco.

emi, 02/03/2010
Le risposte disorientano gli affidabili, elitari, convenuti all’ultimo banchetto dell’arte, ormai demandata a falsi nomi e nascondigli virtuali. Giuseppe non si nasconde, esorta a venire fuori a esserci tra e nelle sue opere come denominatore di cambiamento. Si espone con le emozioni e i pensieri. Condivide con lo spettatore la metafora e la visione, consegna a chi arriva una via di accesso che ognuno è libero di percorrere, seguire, lasciare.
Quindi, neodimensionale è proprio l’esperienza di uno spazio nuovo che non è più delimitato, circoscritto, non appartiene più alle fantasmagorie del moderno, non appartiene più alla spettacolarizzazione del moderno, ma appunto una dimensione che non è collocata in nessun luogo preciso ma appartiene al cyberspazio. La neodimensionalità porta sul piano sperimentale quello che, tutto sommato, nel cyber spazio di Gibson è ancora metafora letteraria, immaginario metropolitano. Piattaforma empirica in cui il prodotto è la connessione, la relazione, la cooperazione.
Un'installazione artistica neodimensionale è un dispositivo di sconfinamento, basato su tecnologie digitali e connessioni alla Rete, che permette all'individuo di attraversare lo spazio/tempo sia fisicamente, sia sotto forma di rappresentazione digitale, stimolando la riflessione sulle interazioni umane. Un intervento neodimensionale connette discipline, metodi, linguaggi e medium per fornire una vista complessa delle realtà ed espandere i processi di sensibilizzazione nel sociale attraverso le Reti
davide, 02/03/2010
Condivido le parole di Rosanna e certamente la neodimensionalità, a differenza della multimedialità, indica il superamento della semplice somma dei media e quindi delle dimensioni esperienziali che procedono per aggiunte che i media comportano, per esprimere invece un nuovo insieme caratterizzato dall’esperienza contemporanea di spazi e tempi online e offline che vengono simultaneamente a confluire tra loro.
Anche nei lavori di Public art e di Arte relazionale di Stampone è rintracciabile una loro natura neodimensionale. Acquerelli per non sprecare la vita (2006) è stato un tipico evento di Public art caratterizzato da una lunga preparazione che ha coinvolto in senso relazionale la didattica di molte scuole, la creazione di laboratori dell’immagine e l’informazione sui problemi inerenti le risorse idriche del pianeta, il loro uso e il loro sfruttamento.
I momenti di visibilità territorializzata, ovvero le installazioni o la presentazione di opere bidimensionali come i cartelli fotografici realizzati a seguito di Acquerelli, vengono quindi a costituire il momento della condivisione estetica tradizionale, localizzata, di un meccanismo partecipativo sconfinato tipico della rete.
Rosanna Moretti di Napoli , 01/03/2010
Giuseppe Stampone lavora su temi che all’apparenza possono sembrare giocosi e sarcastici. Le ultime opere, raccontano l’azzardo, meditato attraverso l’immedesimarsi nel giocatore adulto, ma trasportato attraverso i disegni ad una mediazione tra la crescita e l’età tenera. La galleria Prometeo che espone ad oggi una personale del Maestro Stampone, escogita un percorso alquanto riflessivo. L’ingresso, e gran parte dello spazio, viene trasformato in una sala giochi, si parte dall’ABC, dall’infanzia scandita in ognuno di noi, la nostra prima educazione, ripresa subito come se stessimo rieducandoci sotto un profilo “contemporaneo” nell’immediatezza tra il presente, il passato e il futuro. Giuseppe Stampone studia la neodimensionalità, una dimensione che alcuni, molti, e anche io personalmente non credevo, ma mi ci sono ritrovata senza nemmeno saperlo, con un trasporto spontaneo ed emozionale, il tutto attraverso le sue opere. Con questo scritto vengo a “testimoniare” pubblicamente che il maestro comunica questa dimensione che si percepisce soltanto “attraversando” le sue opere. Al Pan ho inserto una moneta che mi ha accompagnato a percorrere un tappeto rosso. Quel tappeto mi ha fatto sentire una STAR, nel pieno del mio spirito, ho sentito quell’opera MIA, da visitatrice ed intimamente da una star mitomane. La mia mente è stata plasmata, e con lei il mio spirito, in pochi istanti ho percepito la BELLEZZA innescando un circuito di emozioni cariche d’intensità, quasi un miraggio di suggestioni. Tutto questo ha provocato in me un attaccamento…una fobia per le sue opere…è come se non riuscissi a non drogarmi di loro.
Forse, caro accanito Luca Rossi, questo è successo anche a te. Sei entrato in un meccanismo che, a mio avviso, Giuseppe Stampone ha sempre ricercato, è il meccanismo della rete.
Io ti dico: benvenuto nella neodimensione…benvenuto in paradiso.

Rosanna
Luca Rossi, 28/02/2010
Sono allibito...questo documento esprime bene un certa deriva.
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26/06/2010
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giovanni spinicchia
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