19 settembre 2026

Ti regalo un sogno: il progetto di Giovanni Gaggia tra arte, artigianato e inclusione

Per gli 80 anni di Confartigianato Cesena, Giovanni Gaggia coinvolge la Cooperativa L’Aquilone e la Stamperia Pascucci in un progetto condiviso

di Redazione

Ti regalo un sogno: il progetto di Giovanni Gaggia tra arte, artigianato e inclusione

In occasione degli 80 anni di Confartigianato Cesena prende forma Ti regalo un sogno, opera ideata da Giovanni Gaggia attraverso un percorso condiviso con la Cooperativa L’Aquilone e l’Antica Stamperia Pascucci, storica realtà artigiana che nel 2026 celebra due secoli di attività. Il progetto mette in relazione la pratica di Gaggia, fondata sulla partecipazione, con il lavoro degli ospiti della Cooperativa L’Aquilone e il sapere tecnico della Stamperia Pascucci. La committenza è di Confartigianato Cesena, che ha scelto di affidare all’arte una riflessione su manualità, territorio e comunità.

Dall’arte all’impresa

L’origine di Ti regalo un sogno risale a circa un anno fa e a un precedente progetto espositivo, Avvicinarsi, nato dalla vittoria di un bando del Comune di Cesena da parte di Ricardo Aleodor Venturi ed Edoardo Loi per una mostra alla Galleria Pescheria. Coinvolto nel progetto, Gaggia aveva a sua volta invitato Stefano Baraghini a partecipare. Da quel confronto era nato un primo dialogo con Confartigianato intorno alla possibilità di costruire un asse di relazione tra arte e impresa.

Con Ti regalo un sogno quel confronto prende una forma più strutturata. L’artista, la Cooperativa L’Aquilone e la Stamperia Pascucci lavorano insieme a un’opera pensata per l’ottantesimo anniversario dell’associazione, senza partire da un risultato prestabilito. «Sono un artista relazionale e non mi prefiggo mai una forma», racconta Gaggia nel taccuino realizzato per il progetto. Il lavoro si costruisce quindi attraverso incontri, osservazione e progressiva elaborazione dei materiali emersi.

Dai segni degli ospiti a un’unica immagine

Il punto di partenza è il Centro di Rimini della Cooperativa L’Aquilone. Qui Gaggia osserva e raccoglie i segni ricorrenti prodotti da alcuni degli ospiti, individuando forme, immagini e gesti grafici capaci di restituire interessi e modalità espressive personali. Questi elementi vengono poi ricomposti in un unico disegno. Ne nasce una sequenza che, nelle parole dell’artista, «inizia con le stelle e arriva fino al mare, tra il cielo e la terra», includendo anche riferimenti alla quotidianità condivisa e ai momenti trascorsi insieme.

La seconda fase porta il disegno nella bottega. L’immagine viene trasferita su un tessuto denim proveniente dall’azienda Ideal Blue di Urbania, che sostiene il lavoro dell’artista, e affidata all’Antica Stamperia Pascucci. Fondata nel 1826, la stamperia romagnola è specializzata nella stampa manuale su tessuto attraverso matrici incise e procedimenti tradizionali. Per Ti regalo un sogno, Gaggia ha chiesto di non utilizzare un solo colore, ma di rispettare la sequenza cromatica elaborata insieme agli ospiti de L’Aquilone.

Due federe come esito del percorso

L’esito materiale di Ti regalo un sogno è una coppia di federe multicolore realizzate in denim stampato. Anche la scelta cromatica nasce da un elemento concreto: il tappeto che accoglie l’artista ogni volta che entra nella sede riminese della cooperativa. I suoi colori vengono ripresi nell’opera e trasformati in memoria del percorso compiuto.

Il lavoro assume così una forma domestica e quotidiana, distante dall’idea monumentale dell’opera celebrativa. Il riferimento al sogno contenuto nel titolo trova nella federa un oggetto elementare e immediatamente riconoscibile.

Disegno, tessuto, stampa manuale e partecipazione costruiscono un lavoro nel quale ogni soggetto mantiene un ruolo distinto: Gaggia definisce il dispositivo, gli ospiti della cooperativa forniscono i segni che diventano materia visiva, la stamperia li traduce sul tessuto e Confartigianato rende possibile la realizzazione.

«In questo viaggio siamo tutti differenti. E che libertà poterlo dichiarare apertamente», conclude Gaggia. Più che produrre un’immagine celebrativa, il progetto utilizza l’anniversario per trasformare un’esperienza condivisa in un oggetto.

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