12 giugno 2026

La Gravità del Superfluo: il documentario sull’arte ironica di Daniele Sigalot sbarca su Rai 5

Un documentario firmato Kluck Studio esplora la ricerca cinica, ludica e monumentale dell’artista romano. Presentato in anteprima a Montecitorio, il film-saggio di Simone Manzi e Barbara De Nuntis accende i riflettori su una delle parabole più originali del contemporaneo italiano

di Marco Visconti

La Gravità del Superfluo: il documentario sull'arte ironica di Daniele Sigalot sbarca su Rai 5

Daniele Sigalot è una figura liminale: unisce il rigore monumentale della scultura metallica con la grammatica dissacrante dell’ironia, del non-senso e dell’ossimoro visivo. La presentazione del documentario La Gravità del Superfluo, a Montecitorio, il 9 giugno, è avvenuta alla presenza del milieu politico e di un variegato parterre culturale. “Superfluo”, che poi superfluo non è mai, semmai è un moltiplicatore di senso, proprio nei luoghi istituzionali nei quali la gravità del reale si fa, o dovrebbe farsi, dogma e legislazione, rappresenta un cortocircuito semantico perfetto per chi ha fatto del paradosso il proprio baricentro espressivo.

Un parterre pop-concettuale per un racconto stratificato

La narrazione visiva, strutturata come un viaggio immersivo e a tratti psicologico all’interno dell’universo sigalotiano, si avvale di una conduzione che rifugge programmaticamente la didascalia accademica o il didatticismo museale. Barbara De Nuntis, qui nel duplice e complesso ruolo di autrice e conduttrice solista, riuscendo a mappare con precisione l’evoluzione concettuale di Sigalot. Ad affiancarla in questa perlustrazione estetica ci sono figure chiave di una certa archeologia pop e televisiva italiana, Maria Giovanna Elmi e Nunzia De Girolamo.  L’anteprima romana ha richiamato una platea eterogenea e vibrante. Tra i presenti si muovevano figure chiave dello spettacolo, della comunicazione e della critica come l’attrice e scrittrice Gaia Zucchi, l’attore Flavio Pagni, lo scrittore Ferdinando Bruno, il regista Fabrizio Silvestri, l’artista multimediale Filippo Gregoretti, il critico cinematografico Roberto Incanti, il volto di Radio Rai Luigi Di Dieco e il costumista Federico Zaccone. Si tratta di un vero e proprio ecosistema umano che riflette, per osmosi, la stessa attitudine di Sigalot alla contaminazione dei linguaggi e all’abbattimento delle barriere tra cultura alta e cultura di massa.

La metamorfosi del metallo e l’esordio di Manzi

La macchina da presa esplora lo slittamento semantico che l’artista impone a materiali industriali pesanti come il ferro, l’alluminio e l’acciaio corten. Nelle mani di Sigalot, la pesantezza specifica del metallo si azzera in un lampo, l’acciaio si fa simulacro di carta velina, l’epica della scultura monumentale si risolve in un gioco di specchi ingannevoli, aerei di carta titanici e veri e propri monumenti eretti in onore dell’errore umano.

Il merito di aver tradotto questo cortocircuito plastico in un linguaggio filmico coerente va a Simone Manzi. A soli 26 anni, al suo esordio nel formato del documentario televisivo, Manzi si dimostra un profilo da tenere d’occhio nel panorama audiovisivo emergente per intuizione ritmica. Sotto la sapiente direzione artistica di Walter Garibaldi, autore e produttore dalla solida esperienza nelle narrazioni dedicate al patrimonio artistico nazionale, il film trova un equilibrio raro.  Dietro l’operazione si muove la macchina produttiva di Kluck Studio, qui al suo debutto ufficiale sul piccolo schermo. Attraverso l’uso di partiture musicali originali, sofisticate ricostruzioni digitali, la produzione confeziona un’opera che fa comprendere dove sta andando l’arte italiana oggi.

Il ocumentario La Gravità del Superfluo, targato Rai Cultura e prodotto da Kluck Studio, sarà trasmesso in prima visione su Rai 5 il prossimo 12 giugno, alle 23:15.

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